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Perimento dell'edificio condominiale PDF Stampa E-mail
Informazioni legali - Sentenze Massime
Corte di Cassazione, Sez. II, 30 ottobre 2006, n. 23333

In ordine alla speciale disciplina dettata dall'art. 1128 c.c. per il caso di perimento dell'edificio, la giurisprudenza è consolidata nell'affermare che il condominio si estingue ed i condomini restano proprietari dell'area di sedime in regime di comunione pro indiviso nella misura corrispondente a quella della rispettiva quota originaria di proprietà, mentre, in caso di ricostruzione dell'edificio in maniera difforme da quello originario, la proprietà di ciascun condomino si trasferisce, pro quota, sull'edificio ricostruito in virtù dell'accessione, ricostituendosi, invece, il condominio soltanto in caso di ricostruzione del tutto identica al precedente edificio andato distrutto (Cass. 1543/99; 10314/91 nonché Cass. 3933/89 e 4900/87,).
È stato altresì affermato che, qualora manchi il consenso di tutti i condomini alla riedificazione, questa non può essere impedita dai dissenzienti, ai quali è riconosciuta la scelta tra il porre fine al regime di comunione dell'area di sedime chiedendo la vendita all'asta del suolo ai sensi del primo comma dell'art. 1128 c.c., oppure cedere la propria quota agli altri condomini ai sensi del quarto comma, il quale stabilisce che «il condomino che non intende partecipare alla ricostruzione dell'edificio è tenuto a cedere agli altri condomini i suoi diritti, anche sulle parti di sua esclusiva proprietà, secondo la stima che ne sarà fatta, salvo che non preferisca cedere i diritti stessi ad alcuni soltanto dei condomini» (ibidem).

Poiché il quarto comma dell'art. 1128 c.c. non distingue tra perimento totale e perimento parziale dell'edificio, si può far luogo alla cessione coattiva in ogni caso di perimento dell'edificio (quindi anche in caso di perimento totale), purché sia chiara la volontà del condomino dissenziente di non partecipare alla ricostruzione voluta dagli altri condomini.