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Consiglio di condominio: la Cassazione ne precisa le funzioni PDF Stampa E-mail
Informazioni legali - Sentenze Massime
CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE
SOTTOSEZIONE 2
Ordinanza 10 gennaio - 15 marzo 2019, n. 7484
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale - Presidente -

Dott. COSENTINO Antonello - Consigliere -

Dott. CARRATO Aldo - Consigliere -

Dott. GRASSO Giuseppe - Consigliere -

Dott. SCARPA Antonio - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7028-2018 proposto da:

(OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA, VIA TACITO 23, presso lo studio dell'avvocato CINZIA DE MICHELI, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato GABRIELE BRUYERE;

- ricorrente -

contro

D.P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA I. GOIRAN 23, presso lo studio dell'avvocato GIANCARLO CONTENTO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato PIERA BESSI;

- controricorrente -

avverso la sentenza n. 1667/2017 della CORTE D'APPELLO di TORINO, depositata il 25/07/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 10/01/2019 dal Consigliere Dott. ANTONIO SCARPA.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

(OMISSIS), impugna, articolando due motivi di ricorso (1: violazione e falsa applicazione degli artt. 100, 112, 113 e 116 c.p.c., degli artt. 1136 e 1137 c.c. e dell'art. 63 disp. att. c.c., nonchè omessa, insufficiente e contradditoria motivazione; 2: violazione e falsa applicazione degli artt. 112, 113 e 116 c.p.c., degli artt. 1136, 1137 e 2697 c.c., nonchè omessa, insufficiente e contradditoria motivazione) la sentenza della Corte d'Appello di Torino n. 1667/2017 del 25 luglio 2017.

D.P.R. resiste con controricorso.

La Corte d'Appello di Torino ha confermato la pronuncia n. 1268/2016 resa in primo grado dal Tribunale di Torino, che aveva accolto l'impugnazione ex art. 1137 c.c. della delibera assunta il 31 luglio 2014 dal Consiglio di Condominio dell'edificio di (OMISSIS). Il Consiglio di Condominio nella riunione del 31 luglio 2014 aveva esaminato diversi preventivi di appaltatori inerenti ai lavori di rifacimento del terrazzo/lastrico solare, votando a favore di uno di tali preventivi e suddividendo il relativo pagamento delle spese derivanti in due rate, che il D. era poi stato invitato a pagare. In tal modo, ad avviso del Tribunale, il Consiglio di Condominio, composto da soli cinque condomini, non si era limitato a svolgere una funzione consultiva, come consentito dall'art. 1130 bis c.c., u.c., ma aveva espresso una decisione vincolante per l'intero condominio, approvando i lavori di rifacimento ed il preventivo ritenuto più economico e certificato (per Euro 13.500,00), e ripartendo altresì le spese.

Sull'appello del (OMISSIS), la Corte di Torino ha rilevato la sussistenza dell'interesse ad agire per l'impugnazione ex art. 1137 c.c. in capo a D.P.R., giacchè il verbale di assemblea straordinaria del Consiglio di Condominio del 31 luglio 2014 richiamava in intestazione l'art. 1136 del c.c., ed avendo poi l'amministratore inviato in data 5 gennaio 2016 un sollecito di pagamento al D. per le quote condominiali scadute, pari alle due rate ripartite nell'impugnata delibera del Consiglio di Condominio. La Corte d'Appello, condividendo la decisione del Tribunale, ha affermato che la delibera del Consiglio di Condominio del 31 luglio 2014 avesse non contenuto consultivo, ma esprimesse, al contrario, una decisione sui lavori di manutenzione del lastrico solare. La sentenza impugnata evidenzia altresì che nel verbale dell'assemblea condominiale del 30 maggio 2014, prodotto in giudizio, non risultavano già approvate le opere poi oggetto della riunione del Consiglio di Condominio del 31 luglio 2014, nè alcuna successiva approvazione o ratifica assembleare era stata adottata.

Nei due motivi del ricorso del (OMISSIS), si contrappone che fu l'assemblea del 3 dicembre 2015, invece, ad approvare e deliberare "a larghissima maggioranza" i lavori e l'impresa esecutrice, uniformandosi alla scelta espressa dai consiglieri di condominio. Tale ultima circostanza è definita in ricorso "pacifica e mai contestata". Solo a seguito di tale assemblea del 3 dicembre 2015 era intervenuto il sollecito di pagamento del 5 gennaio 2016 inoltrato al D..

Il controricorrente deduce che il verbale di tale assemblea del 3 dicembre 2015, posto dal ricorrente a fondamento delle sue censure, non è mai stato acquisito agli atti del presente giudizio.

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso proposto potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità del ricorso nelle forme di cui all'art. 380 bis c.p.c., in relazione all'art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio.

Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., comma 2.

L'art. 1130-bis c.c., comma 2, introdotto dalla L. 11 dicembre 2012, n. 220, consente all'assemblea di nominare, oltre all'amministratore, un consiglio di condominio composto da almeno tre condomini negli edifici di almeno dodici unità immobiliari. La stessa norma precisa che il consiglio di condominio ha "unicamente funzioni consultive e di controllo", essendo l'organo votato a garantire una più efficiente e trasparente tutela degli interessi dei condomini nei grandi complessi immobiliari dotati di molteplici strutture comuni. Già, tuttavia, prima della Riforma del 2012, o comunque in fattispecie sottratte ratione temporis alla vigenza del nuovo art. 1130 bis c.c., questa Corte aveva affermato, con principio che va qui ribadito, che l'assemblea condominiale - atteso il carattere meramente esemplificativo delle attribuzioni riconosciutele dall'art. 1135 c.c. - può certamente deliberare la nomina di una commissione di condomini (cui ora equivale il "consiglio di condominio") con l'incarico di esaminare i preventivi di spesa per l'esecuzione di lavori, ma le decisioni di tale più ristretto consesso condominiale sono vincolanti per tutti i condomini - anche dissenzienti - solamente in quanto rimesse alla successiva approvazione, con le maggioranze prescritte, dell'assemblea, le cui funzioni (quale, nella specie, l'attribuzione dell'approvazione delle opere di manutenzione straordinaria, ex art. 1135 c.c., comma 1, n. 4, non sono delegabili ad un gruppo di condomini (Cass. Sez. 2, 6 marzo 2007, n. 5130; Cass. Sez. 2, 23 novembre 2016, n. 23903; Cass. Sez. 2, 25 maggio 2016, n. 10865). Il consiglio di condominio, pure nella vigenza dell'art. 1130-bis c.c., non può, dunque, esautorare l'assemblea dalle sue competenze inderogabili, giacchè la maggioranza espressa dal più ristretto collegio è comunque cosa diversa dalla maggioranza effettiva dei partecipanti, su cui poggiano gli artt. 1135, 1136 e 1137 c.c. ai fini della costituzione dell'assemblea, nonchè della validità e delle impugnazioni delle sue deliberazioni.

La determinazione dell'oggetto delle opere di manutenzione straordinaria (e cioè degli elementi costruttivi fondamentali delle stesse nella loro consistenza qualitativa e quantitativa), la scelta dell'impresa esecutrice dei lavori, la ripartizione delle relative spese ai fini della riscossione dei contributi dei condomini, rientrano, pertanto, nel contenuto essenziale della deliberazione assembleare imposta dall'art. 1135 c.c., comma 1, n. 4 (Cass. Sez. 2, 26 gennaio 1982, n. 517; Cass. Sez. 2, 21 febbraio 2017, n. 4430; Cass. Sez. 6-2, 16 novembre 2017, n. 27235; Cass. Sez. 6-2, 17 agosto 2017, n. 20136; Cass. Sez. 2, 20 aprile 2001, n. 5889).

Nella specie, è stato accertato in fatto dai giudici del merito che il Consiglio di Condominio, nella riunione del 31 luglio 2014, aveva approvato l'intervento di manutenzione, aveva scelto l'impresa cui affidare i lavori di manutenzione del lastrico ed aveva suddiviso le spese fra i condomini. Queste decisioni del Consiglio di Condominio, sempre per quanto accertato dalla Corte d'Appello di Torino, non vennero poi mai rimesse alla successiva necessaria approvazione dell'assemblea con le maggioranze prescritte dall'art. 1136 c.c. (nè, d'altro canto, i lavori risultavano approvati sin dall'assemblea condominiale del 30 maggio 2014).

Va considerato come le determinazioni prese dai condomini, in assemblea o, come nella specie, nell'ambito del "consiglio di condominio", devono valutarsi come veri e propri atti negoziali, sicchè l'interpretazione del loro contenuto è frutto di apprezzamento di fatto spettante al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità unicamente per violazione dei canoni ermeneutici stabiliti dagli artt. 1362 c.c. e ss. (Cass. Sez. 2, 28 febbraio 2006, n. 4501). La Corte d'Appello di Torino, ricostruiti i fatti come sinora esposto, ha coerentemente attribuito immediato valore organizzativo (e non dunque meramente consultivo o preparatorio di un futuro pronunciamento assembleare) alla deliberazione del Consiglio di condominio del 31 luglio 2014. Ciò basta a giustificare l'interesse del condomino D. ad agire in giudizio per accertare se siffatto valore organizzativo della deliberazione del 31 luglio 2014 meritasse di essere conservato o andasse, piuttosto, eliminato con la sanzione giudiziale invalidante. Il D. aveva perciò un interesse sostanziale ad impugnare la delibera in questione, giacchè titolare di una posizione qualificata diretta ad eliminare la situazione di obiettiva incertezza che la delibera del consiglio di condominio generava quanto al contenuto dell'assetto organizzativo della materia regolata (le opere di manutenzione straordinaria). A questo interesse sostanziale è certamente abbinato l'interesse ad agire ex art. 100 c.p.c. per l'impugnazione della delibera, avendo l'attore prospettato una lesione individuale di rilievo patrimoniale correlata alla delibera impugnata e così rivelato l'utilità concreta che poteva ricevere dall'accoglimento della domanda.

I due motivi del ricorso del (OMISSIS), si fondano essenzialmente sul verbale dell'assemblea del 3 dicembre 2015, che avrebbe poi fatto proprie le decisioni del consiglio di condominio quanto alla approvazione dei lavori e ad alla scelta dell'impresa esecutrice. Questa circostanza è definita in ricorso "pacifica e mai contestata": in realtà, nessun cenno ad essa è fatto nella sentenza impugnata, la quale, all'esatto contrario, a pagina 12 ha esplicitamente negato che le determinazioni dei consiglieri di condominio risultassero di seguito approvate o ratificate dall'assemblea. Il controricorrente stesso oppone che il verbale dell'assemblea del 3 dicembre 2015 non è mai stato prodotto in giudizio.

L'allegazione è perciò inammissibile. Com'è costantemente ribadito dalla giurisprudenza di questa Corte, in tema di ricorso per cassazione, il ricorrente che proponga una determinata questione di fatto di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, ha l'onere, imposto dall'art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e dall'art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, di indicare precisamente in quale atto ed in quale fase processuale venne svolta la relativa allegazione e in quale fascicolo di parte si trovi il documento inerente a detta questione, nonchè di specificarne il contenuto (tra le tante, Cass. Sez. 3, 21/11/2017, n. 27568; Cass. Sez. 1, 18/10/2013, n. 23675). Così, ove il ricorrente sostenga che il giudice di merito non abbia tenuto conto di una circostanza di fatto che si assume essere stata "pacifica" tra le parti, il medesimo art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e medesimo art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, impongono di indicare in quale atto sia stata allegata la suddetta circostanza, ed in quale sede e modo essa sia stata provata o ritenuta pacifica nelle avverse difese (ad esempio, Cass. Sez. 6 - 1, 12/10/2017, n. 24062).

Sono infine inammissibili, in seguito alla riformulazione dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, conv., con modif., dalla L. n. 134 del 2012, le censure di contraddittorietà e insufficienza della motivazione della sentenza di merito impugnata, in quanto il sindacato di legittimità sulla motivazione resta circoscritto alla sola verifica della violazione del "minimo costituzionale" richiesto dall'art. 111 Cost., comma 6. Nè la motivazione può dirsi omessa, in quanto la sentenza della Corte di Torino contiene le argomentazioni rilevanti per individuare e comprendere le ragioni, in fatto e in diritto, della decisione.

Il ricorso va perciò rigettato e il ricorrente va condannato a rimborsare al controricorrente le spese del giudizio di cassazione.

Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al T.U. di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, all'art. 13, il comma 1-quater - dell'obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione integralmente rigettata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.


Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 - 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 10 gennaio 2019.

Depositato in Cacelleria il 15 marzo 2019.

 
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SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI - 2 CIVILE

 

Ordinanza 10 gennaio - 18 marzo 2019, n. 7618

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE 

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. D’ASCOLA Pasquale - Presidente -

Dott. COSENTINO Antonello - Consigliere -

Dott. CARRATO Aldo - Consigliere -

Dott. GRASSO Gianluca - Consigliere -

Dott. SCARPA Antonio - rel. Consigliere -

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8747-2018 proposto da:

M.M., rappresentato e difeso dagli avvocati ELENA FORTUNA, SILVIO TRANI;

- ricorrente -

contro

T.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA BORMIDA 5, presso lo studio dell'avvocato IGNAZIO MORONI, rappresentato e difeso dall'avvocato UMBERTO LIMONGELLI;

- controricorrente -

e contro

V.V.;

- intimata -

avverso la sentenza n. 12182/2017 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata il 14/12/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del 10/01/2019 dal Consigliere Dott. SCARPA ANTONIO.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

M.M. ha proposto ricorso articolato in unico motivo (violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c.) avverso la sentenza n. 12182/2017 del 14 dicembre 2017 resa dal Tribunale di Napoli.

Resiste con controricorso T.P., mentre rimane intimata, senza svolgere attività difensive, V.V..

La causa ebbe inizio con citazione di T.P., il quale convenne davanti al Giudice di pace di Napoli M.M. e V.V., chiedendo che venisse vietato a questi ultimi di parcheggiare i loro motoveicoli nello spazio prospiciente l'immobile di proprietà del T., nel fabbricato di (OMISSIS), impedendo tale condotta all'attore di godere delle parti condominiali dell'edificio. La domanda venne accolta dal Giudice di pace, anche alla luce del regolamento condominiale, che contiene divieto di ingombro del cortile, e considerate le deposizioni dei testimoni, i quali avevano confermato la circostanza del parcheggio dei veicoli ad opera dei convenuti con intralcio all'accesso nella proprietà T.. Il Tribunale di Napoli ha poi respinto gli appelli di M.M. e V.V., richiamando le dichiarazioni dei testi T.A. e A.M.C. circa il parcheggio dei motoveicoli compiuto dal M. e dalla V. e le documentazioni fotografiche prodotte, e negando rilievo, ai fini della fondatezza della ravvisata violazione dell'art. 1102 c.c., al dato della saltuarietà o sporadicità delle soste denunciate, sia perchè tale sporadicità non esclude la possibilità di una prolungata durata dei parcheggi illegittimi, sia perchè comunque non erano stati precisati dai testimoni indicati dai convenuti i limiti temporali delle medesime soste nel cortiletto.

L'unico motivo del ricorso di M.M. denuncia la violazione e falsa applicazione dell'art. 116 c.p.c., avendo la sentenza del Tribunale di Napoli arbitrariamente sommato le soste attribuibili al M. ed alla V., e per di più ignorato che le soste durassero pochi minuti, nè avendo i testi indicato la distanza precisa tra il luogo di sosta dei motoveicoli e l'accesso alla proprietà T..

Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere rigettato per manifesta infondatezza, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all'art. 380 - bis c.p.c., in relazione all'art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5), il presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio.

Il ricorrente ha presentato memoria ai sensi dell'art. 380 bis c.p.c., comma 2.

Va disattesa l'eccezione del controricorrente di "inammissibilità del ricorso per carenza di autosufficienza", in quanto l'unico motivo di impugnazione denunzia la violazione e falsa applicazione della legge ed indica le argomentazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si ipotizzano in contrasto con la medesima legge o con l'interpretazione fornitane dalla giurisprudenza. Peraltro, la censura, in realtà, addebita al Tribunale di Napoli la mancata o erronea valutazione di risultanze processuali (deposizioni testimoniali), ma tuttavia indica sufficientemente le risultanze istruttorie che il ricorrente asserisce decisive o malamente valutate.

Il motivo del ricorso appare, peraltro, privo dei necessari caratteri della tassatività, della specificità e della riferibilità alla sentenza impugnata, ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4, ed è comunque infondato.

In tema di ricorso per cassazione, la violazione dell'art. 116 c.p.c. (norma che sancisce il principio della libera valutazione delle prove, salva diversa previsione legale) è idonea ad integrare il vizio di cui all'art. 360 c.p.c., n. 4. solo quando il giudice di merito disattenda tale principio in assenza di una deroga normativamente prevista, ovvero, all'opposto, valuti secondo prudente apprezzamento una prova o risultanza probatoria soggetta ad un diverso regime. Viceversa, il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito, che è quello che lamenta il ricorrente, non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile neppure nel paradigma dell'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (che attribuisce rilievo all'omesso esame di un fatto storico, principale o secondario, la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali, abbia costituito oggetto di discussione tra le parti e presenti carattere decisivo per il giudizio), nè in quello del precedente n. 4, disposizione che - per il tramite dell'art. 132 c.p.c., n. 4, - dà rilievo unicamente all'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (Cass. Sez. 3, 10/06/2016, n. 11892).

Va ritenuto che la causa intentata dal T., volta, fra l'altro, all'eliminazione della situazione antigiuridica posta in essere dai convenuti con l'uso illegittimo del cortile condominiale, che ostacolava l'accesso all'immobile di sua proprietà, fosse finalizzata a conseguire sia la rimozione della situazione lesiva posta in essere dal M. e dalla V., sia la inibizione degli stessi (ovvero l'ordine di astenersi in futuro dal ripetere tali atti lesivi), sia il risarcimento dei danni subiti alla pienezza e libertà del proprio godimento.

I giudici di merito hanno accertato in fatto, con apprezzamento loro spettante e sindacabile in sede di legittimità solo nei limiti di cui all'art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che la sosta dei mezzi meccanici nel cortile comune antistante la proprietà T. ne pregiudichi la transitabilità, sì da impedire od ostacolare l'accesso all'unità immobiliare del singolo condomino, con correlata violazione del principio stabilito dall'art. 1102 c.c..

La decisione del Tribunale di Napoli è conforme all'interpretazione di questa Corte, secondo cui l'uso della cosa comune da parte di ciascun condomino è soggetto, ai sensi dell'art. 1102 c.c., al duplice divieto di alterarne la destinazione e di impedire agli altri partecipanti di fare parimenti uso della cosa stessa secondo il loro diritto. Pertanto, deve ritenersi che la condotta del condomino, consistente nella stabile occupazione - mediante il parcheggio per lunghi periodi di tempo della propria autovettura - di una porzione del cortile comune, configuri un abuso, poichè impedisce agli altri condomini di partecipare all'utilizzo dello spazio comune, ostacolandone il libero e pacifico godimento ed alterando l'equilibrio tra le concorrenti ed analoghe facoltà (Cass. Sez. 2, 24/02/2004, n. 3640).

Il ricorso attribuisce alla sentenza impugnata l'errore di aver sommato i periodi di sosta riferibili ai due convenuti, ma questo ragionamento non trova riscontro nella motivazione del Tribunale di Napoli. Si insiste poi dal ricorrente sul fatto che le sue soste fossero saltuarie e durassero pochi minuti, ma ciò vale ad invocare inammissibilmente dalla Corte di cassazione un diverso apprezzamento di fatto rispetto a quello compiuto dal giudice di merito, operazione che suppone un accesso diretto agli atti e una loro delibazione, non consentita in sede di legittimità.

E' poi decisivo osservare che l'art. 1102 c.c., sull'uso della cosa comune da parte di ciascun partecipante alla comunione, non pone alcun margine minimo di tempo e di spazio per l'operatività delle limitazioni del predetto uso, sicchè può costituire abuso anche l'occupazione per pochi minuti di una porzione del cortile comune, ove comunque impedisca agli altri condomini di partecipare al godimento dello spazio oggetto di comproprietà (Cass. Sez. 2, 07/07/1978, n. 3400).

Il ricorso va perciò rigettato e le spese del giudizio di cassazione, liquidate in dispositivo, vengono regolate secondo soccombenza in favore del controricorrente T.P..

Non occorre provvedere al riguardo per l'altra intimata V.V., che non ha svolto attività difensive.

Sussistono le condizioni per dare atto - ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, che ha aggiunto al testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, il comma 1 - quater - dell'obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per l'impugnazione rigettata. 

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a rimborsare al controricorrente T.P. le spese sostenute nel giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre a spese generali e ad accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 - quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 - bis.


Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 6 - 2 Sezione civile della Corte suprema di cassazione, il 10 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 18 marzo 2019.

 

 
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In tema di condominio di edifici, la responsabilità solidale dell'acquirente di una porzione di proprietà esclusiva per il pagamento di contributi dovuti al condominio dal condomino venditore è limitata al biennio precedente all'acquisto, trovando applicazione l'art. 63, 2° comma, c.c. Dunque è illegittima la disposizione inserita nel regolamento condominiale che pone a carico del nuovo proprietario l’obbligo di pagare i debiti condominiali arretrati anche se anteriori al biennio.
CORTE DI CASSAZIONE, SEZ. II CIVILE - SENTENZA 12 aprile 2019, n.10346
 
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